The Dressmaker

The-Dressmaker

Una donna bellissima ed elegante arriva alla stazione di uno sperduto paesino dell’Australia. Con la sua Singer da un lato e una valigia piena di tessuti dall’altro, Tilly Dunnage entra in scena come una diva di Hollywood, ma non ad Hollywood. Siamo, infatti, a Dungatar e la cornice non la fanno le colline di Beverly Hills con le ville dei VIP del cinema e della moda, ma polvere, sterpaglie e casupole abitate da gente rozza e bigotta.

I’m back bastards“: Tilly è tornata al suo paese d’origine che 25 anni prima ha lasciato perché accusata di un reato gravissimo, la morte di un suo coetaneo. A colpi di taglio e cucito, abiti da sogno e un mix di arguzia e pazienza, la vendetta di The Dressmaker è servita.

Un po’ western, un po’ noir amaro e sarcastico, il film è un adattamento cinematografico dell’omonimo bestseller di Rosalie Ham. Lo mette in scena la Jocelyn Moorhouse, già sceneggiatrice di Insieme per caso: il tono di The Dressmaker è irriverente e la vendetta è affidata alle splendide creazioni di cui Tilly Dunnage, che ha lavorato con Balenciaga, Vionnet e Dior, è ideatrice e artefice.

Un teatrino eccentrico di personaggi stravaganti, ma potenti, ruota attorno a Tilly. Su tutti sua madre Molly, pazza e furba insieme, interpretata da un’eccezionale Judy Davis, il sergente Farrat – grande estimatore di lustrini e piume di struzzo – cui dà il volto un geniale Hugo Weaving, un astuto potentato locale e una maestra di scuola frustrata e solitaria.

Il coro di questi personaggi serve a dovere questo film brillante diviso in due atti: ai toni moderati della commedia sentimentale della prima parte – c’è di mezzo anche la storia d’amore con il belloccio del paese, il Liam Hemsworth noto alle cronache rosa come ex di Miley Cyrus – si sostituisce nella seconda parte l’escalation più pulp della vendetta vera e propria.

Un film che punta tutto sulla vista, con un’ottima fotografia incalzata dai 350 abiti della costumista Marion Boyce. Ma lo sfarzo di The Dressmaker nasconde una realtà molto profonda e attuale, pur essendo ambientato negli anni Cinquanta: in un mondo in cui le apparenze sono tutto, Tilly capisce che per punire i responsabili della sua “maledizione” deve sfruttare la forza dell’apparenza stessa. Come? Con la sua arma migliore: confezionare abiti capaci di far sentire i suoi gretti compaesani non più se stessi ma chi desiderano essere.

The Dressmaker, purtroppo, arriverà nelle sale cinematografiche italiane solo il 28 aprile 2016, distribuito da Eagle Pictures. Al Torino Film Festival 2015 è in concorso nella sezione Festa Mobile.

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