ParoleLibere

I luoghi del cuore

Passi 20 anni ad avere sotto al naso un luogo che non vuoi conoscere, un po’ per pigrizia, un po’ per la frenesia dei tempi moderni.

Poi, ad un tratto, con la stessa discrezione degli anni precedenti, quel luogo ti chiama, ti cerca e ti vuole con sé.

E’ così che fanno i luoghi del cuore: così ha fatto il mio allevamento di pastori tedeschi. Eccolo qui, visto dall’esterno. Si, ci sono tutti quei colori, senza bisogno di usare filtri.
E’ la natura.

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A mountain gift: The sound of Silence

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Prendi un sabato qualunque e due esigenze non qualunque. Una voglia incredibile di andare in montagna a fare una camminata, tranquilla giusto per riprendere il ritmo, dopo qualche mese di stop. Il bisogno di staccare, per qualche ora almeno, da tutto.
Ciao smog, ciao vita di tutti i giorni, ciao gente in mezzo ai piedi. Pensato, fatto.

Sveglia alle 6, zaino veloce viste le buone condizioni climatiche, poi via in macchina fino al parcheggio della caserma dei carabinieri di Branzi, bella cittadina in Val Brembana, provincia di Bergamo. E’ da lì che partono i sentieri: scelgo il 212, quello che da Branzi porta ai Laghi Gemelli. Oltre i 1600/1700 metri c’è pericolo di valanghe, quindi so già che, non avendo le ciaspole, né l’outfit corretto per la neve, a un certo punto del percorso dovrò inventarmi un’alternativa. 

Fino a San Pellegrino Terme il panorama non è molto diverso da quello che circonda le campagne in provincia di Milano. Ma mi sento già meglio: le temperature si abbassano, i contorni delle case cambiano, le persone non sono quelle che oggi i giovani definiscono “milanesi imbruttiti“. Dopo lo stabilimento termale, le Orobie prendono il sopravvento, la natura è in primo piano, i colori si rincorrono e le vette sono lassù che ti aspettano.

Infilo gli scarponi, imbraccio lo zaino e punto il sentiero che inizia su una strada asfaltata che diventa sterrata e passa in mezzo a casette semplici fuori, quanto maestose dentro.
La salita si fa subito ripida, la concentrazione si mette in moto, il respiro si fa un po’ pesante per poi regolarizzarsi, le gambe vanno spedite e il sorriso non abbandona mai il mio volto.

Entro nel bosco e i miei unici compagni di viaggio sono due farfalle dalle tonalità fluorescenti – gialla con un puntino blu una e arancione con striature nere – e il cellulare, ma solo per scattare foto bellissime come quella che c’è qui in alto.
Il silenzio mi circonda, spezzato solo da qualche eco ogni tanto, e l’acqua scende copiosa dalle cascate più o meno grandi. Il bosco è rado, pullula di fogliame, rami spezzati e qualche tronco a terra. Ci sono sassi parlanti, che mi confermano che il sentiero è quello giusto e mi offrono nuove indicazioni.

Nei Dialoghi con Leucò, Cesare Pavese ha usato la figura di Calipso per scrivere: “Non c’è vero silenzio se non condiviso“. Basta solo scegliere bene con chi condividerlo. E ieri ho scelto di farlo con la natura. Con gli alberi. Con le foglie. Con l’acqua. Con le montagne. Con il sole.

Il cammino prosegue ed arrivo ad un bivio: proseguo per i Laghi Gemelli – che già conosco – o cambio verso Valle Scura? Meglio cambiare, ma riesco a salire solo per un’altra mezzora, inciampando nella neve birichina che a volte mi sorregge e a volte mi fa sprofondare. L’aria è pura, le montagne sono lì che mi guardano e probabilmente si chiedono cosa ci faccio lì tutta sola. La mia risposta – con sorriso sincero – sarebbe: “Mi bastate voi“.

Trovo un masso, più liscio degli altri e anche un po’ inclinato per farmi baciare dal sole. E’ il mio posto. Apro il salviettone, mi metto comoda e… respiro. Rifletto. Osservo. Ascolto. Gioisco. Ogni tanto butto l’occhio al libro che ho con me, Dare Voce di Nick Couldry.

PS: Quella della montagna è una passione giovane. Prima dei 26 anni non l’avevo praticamente neanche mai vista.
PPS: Se mi muovo così agilmente è solo perché ho avuto un buon maestro, anche bono aggiungerei. 

LaVolpeSulTettoCheScotta

UnaGattaSulTettoCheScotta

Ciao, mi chiamo Sara, ho 28 anni e… cerco un posto dove dire la mia.
Ammazza, che frase banale. Ci riprovo dai.

Piacere, sono Sara, ho 28 anni e gli interessi sono il mio punto forte. Alcuni sono passioni, altri sono manie, altri sono “tendo l’orecchio, ma non mi accosto più di tanto”, altri sono puro gaudio, altri sono “cose che mi piacerebbe saper fare, ma ci provo con risultati a dir poco imbarazzanti”, altri oggetto di studio. E altri devo ancora scoprirlo.

Per farla breve, un casino fottuto. Da qualche giorno mi ronzava in testa l’idea di ordinare tutti questi interessi in un posto fisico, ma non troppo.
Per questo ho scelto un blog, anche se sono in stra ritardo rispetto al mondo intero. Capirete, WordPress è nato nel 2003 e io mi ci metto solo adesso. Tant’è, ho sempre avuto grossi problemi con il tempo.

Il tempo per i film, tanto per parlare di un mio interesse, quello lo trovo sempre. Ed è speso bene, decisamente speso bene.
Così è facile capire perché ho chiamato il blog LaVolpeSulTettoCheScotta. Si, lo so, mi sono clamorosamente ispirata a La gatta sul tetto che scotta, prima dramma teatrale di Tennessee Williams e poi film con Paul Newman ed Elizabeth Taylor. Un film che per me è una delle pietre miliari di quel cinema che oggi non c’è più, fatto di divi. Persone “divine” e “splendenti”, mica i colossi tutti dollari e plastica di oggi.

Ho cambiato gatta in volpe per il semplice motivo che è uno dei soprannomi con cui mi chiamano i miei amici e non solo. Vabbè, poi ce ne sarebbero anche altri, ma per il momento non entro nei dettagli.
Sono una timida, in fondo.

Do il benvenuto, da buona padrona di casa, a tutti quelli che vorranno leggermi e commentarmi, con una citazione presa dal film di cui vi ho parlato. A pronunciare la battuta è Paul Newman alias Brick Pollitt.

“È finita con le bugie e i bugiardi, in questa casa. Chiudi a chiave”.