cinema indipendente

Tangerine

Tangerine
Tangerine è il colore del cielo della Città degli Angeli al tramonto. Fa venire voglia di sognare, di pensare a cose belle, di sperare in un futuro migliore, fa anche avere l’illusione di poter essere migliori. E’ un po’ quello che vorrebbe Sin Dee Rella, appena uscita dal carcere dopo 28 giorni e che, come prima cosa, va alla ricerca del suo fidanzato. Sembra quasi una fiaba, che rimanda a Cenerentola, vista l’assonanza dei nomi.

Ma le cose non sono così semplici. Sin Dee Rella è una prostituta transessuale che sta con un pappone che l’ha tradita con una donna ‘vera’. E viene a scoprirlo dalla sua migliore amica Alexandra, anche lei prostituta transessuale, in una tavola calda della cosiddetta Tinseltown, la zona celebre per il Sunset Boulevard ed i vari studi cinematografici. Immediata la caccia al fedifrago e all’amante.

Tangerine, l’ultimo film del regista indie Sean Baker, parte proprio da qui. Da un viaggio, ben poco turistico, ma molto realistico e ben disegnato, in una Los Angeles alla vigilia di Natale e che di natalizio non ha nulla – non ci sono addobbi, luci, Babbi Natale, alberelli, neve, solo un gran sole che regala sfumature color mandarino – fatto di drogati, papponi, faccendieri da quattro soldi, prostitute e trans che popolano i sobborghi tutt’altro che patinati della megalopoli californiana.

Un viaggio tra lunghe camminate, autobus e metropolitane ripreso interamente con tre iPhone 5 e montaggio eseguito con semplici programmi per PC che hanno permesso al regista di annullare quasi le spese per l’aspetto tecnologico. Chiaramente, le immagini non sono quelle patinate che si vedono nei film ‘tradizionali’, ma la bravura di Baker sta anche nell’aver saputo dare al suo film una certa eleganza formale sfruttando al meglio una Los Angeles che è capace anche di essere coloratissima e luminosa.

La scelta di due interpreti davvero transessuali rende ancora più reale la storia di Tangerine. Mya Taylor e Kitana Kiki Rodriguez, alla loro prima prova da attrici, danno dignità alla T della sigla LGBTQIA.
Ma il vero punto di forza del film è la colonna sonora, forte, urbana, che entra sottopelle e diventa parte dello spettatore, accostandosi in modo perfetto alla regia nervosa e sempre in movimento.

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Only Lovers Left Alive

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Due persone, un uomo e una donna, vivono a chilometri di distanza: lui nella fatiscente Detroit, in mezzo alle rovine del Michigan Theater, ex luogo dell’arte ora parcheggio di auto fantasma, lei nell’esotica e insicura Tangeri. Conducono vite completamente differenti, seguendo interessi e passioni diverse: lui è un musicista underground, alla costante ricerca degli strumenti musicali più preziosi, lei divora libri in qualsiasi lingua, passando con estrema facilità dall’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto a Infinite Jest di David Foster Wallace. Anche la loro indole è differente: pessimista e tendente all’autodistruzione lui, forte ed enigmatica lei.

Le loro anime, però, sono uguali e indissolubilmente legate: Adam ed Eve sono una coppia di vampiri raffinati, eleganti, intellettuali, anticonformisti, icone di stile, dispensatori e cultori di un sapere universale interiorizzato in secoli e secoli di conquiste tecniche, scientifiche, artistiche e storiche. Per loro vale una delle scoperte più importanti di Albert Einstein, uno degli scienziati più cari ad Adam:

Quando si separano delle particelle intrecciate e le si allontanano l’una dall’altra,
persino ai lati opposti dell’universo, se tu modifichi o ne influenzi una,
l’altra subirà la stessa modifica o alterazione
“.

Adam ed Eve, interpretati da Tom Hiddleston e Tilda Swinton, sono i protagonisti eterei e immortali di Only Lovers Left Alive, l’ultima fatica del regista indipendente Jim Jarmusch. Sono due signori della notte, avvolti in occhialoni scuri e abiti vintage, che combattono una guerra non violenta contro il mondo degli uomini zombie, fatto di corruzione, decadenza e ignoranza. Hanno smesso da tempo di uccidere o trasformare gli uomini per rispondere al loro bisogno di sangue, ora si procurano provette di zero negativo recuperate dietro pagamento di dottori senza scrupoli o attraverso conoscenze importanti.

Dopo che le serie TV hanno ridicolizzato le storie sui vampiri, descrivendoli solo come succhia-sangue in preda alle più deprecabili passioni, Only Lovers Left Alive restituisce a queste affascinanti creature dignità. Adam ed Eve – i loro nomi, Adamo ed Eva, non sono casuali – hanno un compito importante: quello di analizzare dal loro alternativo punto di vista la decadenza della società contemporanea e dell’amore stesso. Purtroppo però, e lo scopriranno a loro spese, non sembra più esserci alcun paradiso terrestre da scoprire nel mortifero panorama odierno.

Due sono gli elementi che Jarmusch introduce per esemplificare il passaggio all’inferno o, comunque, l’impossibilità di tornare ad una sorta di età dell’oro. L’ingresso in scena di Mia Wasikowska, nei panni di Ava, la sorella di Eve: una vampira irrazionale, sregolata, immatura e contaminata dal sangue degli uomini che non ha mai smesso di uccidere, si accompagna alla morte di Marlowe, uno dei pochissimi vampiri che vive secondo le regole di Adam ed Eve. Con lui è scomparso anche il migliore dottore che può fornire il sangue in provette: la loro sopravvivenza è fortemente a rischio. E altro non possono fare che tornare ad abbracciare la loro natura di vampiri che si nutrono di sangue umano.

Only Lovers Left Alive è un autentico viaggio nella cultura. Adam si presenta in ospedale come Dr. Faust, ha frequentato quell’idiota presuntuoso di Byron, ma anche Shelley e la deliziosa Mary Wollstonecraft e sostiene di essere il ghost writer del quartetto di Schubert. Eve cita versi di Shakespeare e Marlowe altro non è che Christopher Kit Marlowe, che rivendica la paternità dell’Amleto.
Adam è l’ultimo alfiere della sperimentazione tecnica, ammira Tesla e costruisce impianti elettrici. E, insieme a Eve, è il custode della conoscenza del mondo naturale: nomenclano ogni elemento su cui posano gli occhi e custodiscono tutte le teorie scientifiche. Prenotano voli a nome di Stephen Dedalus, l’alter ego letterario di James Joyce, e Daisy Buchanan, l’eroina di The Great Gatsby.

In un clima estremamente curato dal punto di vista formale, pur nel suo essere cupo, spettrale, circolare – favolose le inquadrature iniziali dei protagonisti – e dominato dalle musiche evocative del compositore e liutista olandese Jozef Van Wissem, Only Lovers Left Alive reca con sé un principio meraviglioso. Solo chi ama sopravvive. Chi ama il partner, l’arte, la letteratura, la vita, il proprio e gli altrui mestieri. Chi rispetta la propria indole e crede nella propria natura, senza fare del male.