Flags of our Fathers

American Sniper

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Ci sono tre tipi di persone: le pecore, i lupi e i cani pastore.
Ci sono persone che credono che il male non esista. E quando bussa alla loro porta, hanno paura e non sanno cosa fare. Queste sono le pecore.
In questa casa non si crescono pecore e se diventerete dei lupi giuro che farete i conti con me.

E’ la lezione che un padre dà ai suoi figli, durante un pranzo della domenica. Qualche anno dopo, il figlio maggiore diventa La Leggenda: è Chris Kyle, ad oggi il cecchino più micidiale nella storia dell’esercito americano. Il suo taccuino registra oltre 160 persone uccise durante la guerra in Iraq, anche se lui ne rivendica quasi il doppio. Si ritira dai Navy Seals per dedicarsi alla famiglia, scrive un’autobiografia e muore, assassinato da un reduce di guerra come lui.

La sua storia di straordinario uomo medio è stata portata al cinema da Clint Eastwood, regista del film che porta lo stesso titolo del libro di Kyle, American Sniper. Suddiviso in un prologo, quattro atti corrispondenti alle quattro missioni in Iraq di Kyle sempre volontario e un epilogo, il regista dagli occhi di ghiaccio narra le gesta dell’eroe che non tentenna mai. Forte del suo credo, fondato su tre pilastri – Dio, Patria e Famiglia – vive con lo scopo di salvare la vita dei propri compagni in combattimento.

Certo, è evidente che per Eastwood quest’uomo è un eroe nazionale e il film che gli costruisce attorno lo celebra. Ma, prima di accusare (nuovamente) il regista di essere un conservatore guerrafondaio, bisogna notare come in questa pellicola, forse di più che nel dittico Flags of our Fathers e Lettere da Iwo Jima, dimostra di comprendere a fondo la fragilità umana.
Identifica la telecamera con il disfacimento psicologico e morale in corso del corpo/macchina da guerra di Chris e, più in esteso, del dispositivo militare americano. Se Kyle appare inizialmente invincibile, in un secondo momento la sua mente e il suo corpo devono fare i conti con la distonia percettiva e la schizofrenia di chi è coinvolto in ogni sorta di conflitto.

Per il resto, American Sniper ha un ritmo lento, ma inarrestabile, costruito come un western, con duello a distanza tra due pistoleri nemici giurati, l’attacco al fortino e l’arrivo della cavalleria. Narrazione classica e potenti accelerazioni nelle scene d’azione e violenza. Lode al protagonista, Bradley Cooper, che ha appesantito il suo aspetto fisico per sposare la parte, e ci riesce alla perfezione.

Guardare un film, anche quello che si rivela essere il più insipido mai realizzato, significa avere la mente libera da qualsiasi pregiudizio, pronta ad analizzare modi differenti di vedere le cose rispetto ai propri. Ecco, diciamo che American Sniper non è adatto ad alcune categorie di persone: a chi non ama la propaganda, a chi detesta le americanate, a chi rifugge i western e i film di guerra, a chi non concepisce il concetto di eroe nazionale. Ma fatelo uno sforzo. 

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