Flynn Gillian

Gone Girl – L’amore bugiardo

Amore_Bugiardo
Il titolo L’amore bugiardo rimanda subito a qualche thriller amoroso di cui è chiaro e intuibile l’intreccio dopo il primo incontro romantico tra lui e lei. Invece, l’ultima fatica di David Fincher, tratto dal libro di Flynn Gillian, celebra un nuovo capitolo della crisi della società americana, disillusa dalla recessione economica, dalla perdita del lavoro e dalla fine del mito della felicità.

Gone Girl – L’amore bugiardo è un noir post modernista che sposa bene e amplia un filone iniziato dallo stesso regista con il precedente The Social Network. Quel filone che spiega come noi impieghiamo il nostro tempo passato, presente e futuro a costruire un’immagine pubblica conveniente. La chiave per la sua riuscita realizzazione è la menzogna, la bugia, la non verità.

E’ splendido, letto in quest’ottica, il primo incontro tra Nick ed Amy, quel giocare subito con le bugie, 2 minuti che poi in maniera molto più dirompente rappresenteranno i successivi 5 anni. Amy e Nick fingono di non vedere che il loro piacere si realizza nello sguardo di chi li osserva, figuranti frustrati dalla loro apparente felicità, ma ne sono perfettamente consapevoli.

Nei suoi 149 minuti, il racconto si fa sempre più labirintico: c’è un accenno alla potenza dei media in fatti di cronaca nera provinciale; c’è l’intervento della legge americana, che compie indagini disordinate e confuse, e c’è la messa in scena del sentimento di ipocrisia che tiene vivo il matrimonio. Che si tratti di necessità sessuali o bisogno di sicurezza patrimoniale, gli sposi sono legati a doppio filo. Alla fine, il matrimonio di Nick e Amy si sfalda completamente, dopo un accumulo di frustrazioni e antipatie reciproche, fino al desiderio di annientare l’altro.

Non c’è un solo momento in cui il livello di tensione insito nella pellicola rischia di affievolirsi. Grazie a due fattori umani. Intanto, la coppia Trent Reznor e Atticus Ross, alla loro terza colonna sonora per Fincher, asseconda ormai alla perfezione le idee del regista, creando un climax emotivo da cui è difficile non farsi coinvolgere. E, poi, Rosamund Pike supera davvero se stessa. Bionda e algida, è perfettamente in grado di modificarsi nel look e nell’espressività, di scena in scena, in onore all’inafferrabilità della personalità di Amy.

E se, invece, molto più semplicemente, Amy soffrisse di un grave disturbo psicologico che la porta a dominare gli altri? Il finale di Gone Girl – L’amore bugiardo lascia questo e tanti altri quesiti in sospeso.

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