Marco D’Amore

Perez

Perez

Le prime immagini di Perez sono quelle del Centro Direzionale di Napoli, un aggregato di grattacieli progettato dall’architetto giapponese Kenzo Tange. Una moltitudine di elementi architettonici in mezzo alla quale si muove una solitudine umana. E’ quella di Demetrio Perez, un uomo che si trascina nella vita, lasciando che siano gli altri a scegliere per lui. Una rassegnazione, la sua, che si esplicita nella frase d’apertura del film: “Io lo vedevo il muro davanti a me, eppure continuavo ad andargli incontro…

Da tempo frenato dalla paura di osare, Perez si è sempre nascosto dietro un’evidente mediocrità, da lui assunta ad efficace riparo dall’infelicità. Senza più ideali, né passioni, né ambizioni, il personaggio di Luca Zingaretti, non vive una vita degna di essere considerata tale. Separato, vive con la figlia Tea, su cui non ha nessuna autorità, e odia il suo lavoro.

L’elemento di rottura che introduce il regista Edoardo De Angelis, qui alla seconda fatica dopo l’opera prima Mozzarella Stories, è Luca Buglione, capo camorrista collaboratore di giustizia alle sue regole, che chiede proprio l’aiuto di Perez. Non di certo perché sia un principe del Foro, ma perché è un uomo disperato, esattamente come lui. Buglione conosce il punto debole di Perez e lo colpisce: è la relazione tra la figlia Tea e un astro nascente della camorra, Francesco CorvinoIn cambio dell’aiuto a concludere un piano criminale, l’avvocato può liberarsi una volta per tutte della scomoda presenza di Corvino. 

Il film incalza seguendo un concetto chiave: infrangere la legge. E Perez ha due fronti nemici su cui agire contro le regole: da una parte i camorristi, che si insediano a casa sua sequestrandolo con la figlia, dall’altra i giudici e i poliziotti che mal vedono la sua facciata borghese. Gli attori chiave sono quattro. Il vecchio capo camorra interpretato dal duro Massimiliano Gallo e il giovane che ha il volto di Marco D’Amore, rimasto forse un po’ invischiato nel ruolo di malavitoso dopo il boom di Gomorra – La serie. Tra di loro, il protagonista di Zingaretti prova a tirarsi fuori dal suo fallimento personale e dalla sua disperata solitudine. Attorno a loro, l’emergente Simona Tabasco, classe 1994, donna che salva il padre che vorrebbe salvarla. 

Fatta eccezione per D’Amore, le prove recitative del cast sono convincenti. Nel caso di Zingaretti, poi, personaggio e contesto sono un tutt’uno misterioso, malvagio e allo stesso tempo affascinante. Certo, Perez non aggiunge nulla di più al filone cinematografico dedicato alla camorra, ma fa leva su uno stato psicologico che troppo spesso si dimentica: “Io lo vedevo il muro davanti a me, eppure continuavo ad andargli incontro…

 

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