Who Were We?

Holy Motors, un sogno a folle velocità

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Una limousine bianca sfreccia a folle velocità per le vie di Parigi. Alla guida c’è Céline, una misteriosa signora bionda, e a bordo Monsieur Oscar sfrutta i comfort dell’automobile quasi fosse in un hotel di lusso di passaggio.
E’ il leit motiv di Holy Motors, capolavoro del francese Leos Carax, pseudonimo di Alexandre Oscar Dupont, e vincitore del Prix de la jeunesse al Festival di Cannes edizione 2012.

Una recensione non è sufficiente per descrivere Holy Motors. E’ una dichiarazione d’amore al cinema. Un film evento che ribadisce un concetto, mai troppo chiaro al pubblico: forse il cinema è morto, ma il suo culto è vivo più che mai. Un esempio perfettamente riuscito di metacinema: è stralunato, spiazzante, coinvolgente e surreale fin dalla scena iniziale, che si apre con un pubblico in sala che sta guardando un film.

Holy Motors è il simbolo dell’arte, in tutte le sue manifestazioni: è pop art, art modern, arte astratta, surrealismo, motion capture, arte futuristica, splatter, arte psichedelica, arte delle origini e arte del futuro. E’ il manifesto dell’atto della visione che ispira e crea vita. E’ la ricerca infinita della bellezza, “perché fino a quando esisterà un osservatore, un occhio che guarda, la bellezza farà parte di questo mondo“. E’ il bisogno di meraviglia, la voglia di rifugiarsi in un sogno, la necessità di fare un viaggio ai limiti del possibile per fare esperienza, secondo la lezione di Georges Bataille.

E’ quello che fa Monsieur Oscar, interpretato dal corpo snodato e trasformista di Denis Lavant, nel corso delle ventiquattro ore in cui si svolge il film. Una persona che vive più vite parallele: prima è una vecchia vagabonda, poi un drago in motion capture, quindi la creatura di Merde, il segmento diretto dallo stesso Carax per Tokyo!
E ancora, diventa un padre alle prese con una figlia solitaria, poi un malvivente che si vendica di un rivale, quindi un dolce vecchietto che, in punto di morte, dà l’addio alla nipote. E, per finire, un uomo travestito da pseudo Uomo Ragno che deve uccidere un ricco banchiere.

Non è il racconto di una giornata, le vicende non hanno tra loro un nesso spazio-temporale e nemmeno di causa-effetto. Carax ha un solo obiettivo: vedere, ricercare e mostrare la bellezza. Tre azioni per uno scopo sublime, realizzato anche attraverso le pose plastiche della modella interpretata da Eva Mendes o lo sguardo intenso e sofferente di Kylie Minogue che canta la struggente Who Were We?

Chiaramente, Monsieur Oscar sta recitando, ma non c’è traccia di videocamere, né di troupe, e nemmeno del regista. Vive vite che non sono sue, abbraccia persone che non vorrebbe abbracciare, uccide nemici altrui. E’ solo, stanco e lontano dalla serenità.
Eppure, alla fine della sua giornata, trova ancora un motivo per sorridere. Uno qualunque, come un piccione che sbanda sul vetro della limousine scatenando le risate della fidata Céline.

Apritevi alla bellezza del cinema. Apritevi alla vita. E non fatevi troppe domande.

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